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Lutto nel mondo della musica: è morto Bruno Lauzi
Lutto nel mondo della musica: è morto Bruno LauziUn nuovo lutto nel mondo della canzone: è morto, nella sua residenza di Peschiera Borromeo, in provincia di Milano, Bruno Lauzi. Il cantautore aveva 69 anni, era infatti nato a l'Asmara l'8 agosto del 1937, ma aveva sempre vissuto a Genova. Da diverso tempo era affetto dal morbo di Parkinson. La famiglia ha comunicato che i funerali avranno luogo nel pomeriggio. Lauzi lascia la moglie e un figlio, Maurizio, di 37 anni. Meno di un mese fa era stato dimesso dalla clinica Humanitas, presso la quale aveva effettuato un lungo periodo di cure.
Innumerevoli le canzoni di successo. Basta ricordare "Amore caro, amore bello", oppure "Ritonerai" e quel "Piccolo uomo" poi portato al successo da una cara amica, Mia Martini. Insieme ad Umberto Bindi, Gino Paoli e Luigi Tenco era ritenuto uno dei fondatori della «scuola genovese» e un precursore tra i cantautori. Solo qualche giorno giorno fa, invece, era stato omaggiato con un riconoscimento particolare: a lui, vincitore del Premio Tenco 2006, sarebbe stata infatti dedicata la "Rassegna della canzone d'autore 2006", in calendario dal 9 all'11 novembre al Teatro Ariston di Sanremo.
Ha conosciuto e condiviso insieme al suo amico e compagno di banco Luigi Tenco al ginnasio «Andrea Doria» la passione per i film musicali e per il jazz: con Luigi, nel 1953, faceva parte dello stesso gruppo, la «Jelly Roll Morton Boys Jazz Band ». Nello stesso periodo i due iniziano a scrivere canzoni sotto la guida di Gianfranco Reverberi e di Giorgio Calabrese. Dopo il '56, trasferitosi a Varese, Lauzi conosce e collabora con lo scrittore Piero Chiara (di cui corregge le bozze dei primi libri) alla nascita del quindicinale politico liberale «L'Altolombardo». È il periodo in cui scopre la canzone francese di Brassens, Brel, Aznavour ed inizia il suo percorso (mentre ancora studia Legge alla Statale di Milano) componendo il brano che darà l'impronta a tutta la sua produzione artistica futura: «Il poeta». Bruno Lauzi si diploma in inglese alla Scuola Interpreti di Milano che raggiunge quotidianamente viaggiando sul treno che da Varese porta a Milano assieme a studenti ed operai ( non prenderà mai la patente). Sono gli anni del boom economico e contemporaneamente del fenomeno dell'emigrazione; da questi treni Bruno Lauzi vede con i propri occhi scendere famiglie di emigranti arrivate al Nord col miraggio del lavoro: compone così «La donna del Sud».
Vince nel frattempo due concorsi nazionali di traduzione, ma abbandona a due esami dalla laurea la Facoltà di Legge, decidendo di dare alla sua vita una ormai irrinunciabile svolta artistica. In quel periodo compone «Ritornerai» e con questo brano cominciano ad arrivare i primi riconoscimenti. A Milano inizia a frequentare e conoscere l'ambiente artistico di quegli anni, dai «Gufi» ad Enzo Jannacci e a lavorare al mitico «Derby» di Milano, il locale del cabaret degli anni Sessanta assieme a Cochi e Renato, Felice Andreasi e Lino Toffolo: il suo successo come autore, cantante ed interprete comincia a diventare sempre più importante; inizia così la sua vera attività artistica che comincia ad impegnarlo in concerti e tournee internazionali fra le quali anche una insieme con Mina. Alla fine degli anni Sessanta Bruno Lauzi conosce e diventa amico di Lucio Battisti che gli propone di entrare nella sua casa discografica, la «Numero Uno»: inizia una proficua collaborazione col duo Battisti-Mogol che Bruno suggellerà portando al successo, come interprete, brani storici quali «E penso a te», «L'aquila» e «Amore caro, amore bello», con il quale raggiunge il primo posto in hit parade: vince vari premi della critica discografica con canzoni cantate da lui o scritte per altri quali «Lo straniero» per George Moustaki, «Quanto t'amo» per Johnnny Holliday, «L'appuntamento» per Ornella Vanoni, «Piccolo uomo» per Mia Martini incontrando artisti internazionali come Vinicius De Moraes, Toquinho, Petula Clark, Dionne Warwick,Tony Bennet, Peter Ustinov, Gabriel Garcia Marquez, Serge Reggiani.

LA LETTERA
Una lettera aperta a Mr. Parkinson: Bruno Lauzi, malato da tempo, l' aveva scritta, con la consueta ironia, sul suo sito. Ecco il testo: «Egregio Signore, non è
con piacere che le scrivo questa lettera, ma d altra parte avrei dovuto parlarle a quattr occhi, affrontarla di persona, sopportare quel suo subdolo modo di fare che è quanto c'è di peggio per far perdere la pazienza anche ad un santo, figuriamoci a me. Le scrivo, come può notare, col computer, perché‚ la mia calligrafia s è fatta illeggibile e così minuscola
che i miei collaboratori devono usare la lente di ingrandimento per riuscire a decifrarla. Perché‚ le scrivo? E' presto detto: io ho superato con una certa disinvoltura l'imbarazzo che lei (l'ho scritto senza maiuscola, non la merita) mi ha creato chiedendo
pubblicamente la mia mano ed ovviamente ottenendola. Convivere con un ufficiale inglese a riposo, già condannato nel Punjab per ripetuti
tentativi di violenza neurologica su qualunque essere di qualunque specie (le cose si vengono a sapere, come vede ) non è stato facile, la mia è una
famiglia è all antica e non ha apprezzato. MA ORA LEI STA ESAGERANDO, signore, glielo devo dire. Quando è troppo è troppo, e il troppo stroppia!
C è un proverbio arabo che dice: »Se hai un amico di miele non lo leccare tutto«, INVECE LEI S'APPROFITTA D OGNI RILASSATEZZA, DELL'ABBASSAMENTO DELLA GUARDIA NELLA BATTAGLIA QUOTIDIANA, ci proibisce di pensare ad altro, contando sulla superficialità con cui io ho affrontato l'insorgere del male si sa, gli artisti sono farfalloni incoscienti no, vecchio caprone, non le
sarà facile, n‚ con me n‚ con gli altri, la Resistenza è cominciata.
Perché, vede, io e i miei fratelli e sorelle malati abbiamo tante cose da fare, una vita da portare avanti meglio di così! D'ora in avanti prometto
che starò più attento ai consigli dei miei dottori, e che mi impegnerò maggiormente nell'aiutarli nella raccolta dei fondi necessari per la ricerca. Anzi sul tema della solidarietà mi ci gioco una mano, la mano che, pitturata e serigrafata fa da piedistallo ad una poesia contro di lei, colonnello dei miei stivali, funzionando da incentivo a dare già, poiché‚ a
chiunque faccia un offerta per la ricerca verrà inviata 'LA MANO' come ricordo e memento Siamo in tanti, tante mani si leveranno contro di lei e
cercheranno di restituirle colpo su colpo fino a quando non riusciranno ad acchiapparla per la collottola e mandarla all'Inferno cui appartiene,
bestiaccia immonda, sterco del demonio, nostra croce senza delizie. Parola mia, di questo omino per molti un po buffo, per altri un po patetico, ma
che vive il sogno di poterla, un giorno non lontano, prendere a schiaffi. A mano ferma. Mi stia male e a non rivederla».

Nello Di Meglio
2006-10-25

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