
Almeno lei sarà contenta. Alla fine di salti tripli, trapezi incandescenti e immancabili diatribe relazionali, come da routine, Sabrina Ghio viene incoronata vincitrice di Reality Circus. La prima e decisamente l'ultima edizione. L'ultimo frenetico sospiro è stato esalato mercoledì sera, dopo una tremenda e pure inspiegabile agonia durata 5 puntate. Tale da eliminarne in un botto 3, giusto per non arrivare a fare numeri da La7. I numeri, eggià.
Barbara D'Urso, la padrona di casa del variopinto carrozzone di Canale 5, ha avuto il coraggio di non dare credito alle cifre, peraltro pietose, che hanno costantemente mazziato il programma di punta dell'autunno Mediaset. La
sua apertura della finale è stata come al solito effervescente e spontanea, come se la crisi del programma in primis, e quella sentimentale (si è ufficialmente separata dal ballerino Michele Carfora ultimamente) le avesse d'arguzia rimosse nel comodino della camera. D'altronde, la tv è finzione, e pure chi la conduce deve attenersi al gioco, e spolverare il comodino dalla polvere malefica in cui la vita si manifesta.
Tutti dicono che il reality sia al collasso, che, approfittando di un'insana degenerazione, stia contando i giorni rimanenti alla sua estinzione.
Wild West ha chiuso anzitempo di sera, L'Isola Dei Famosi di Simona Ventura brilla ad intermittenza. Reality Circus, nonostante il beffardo accostamento dei termini, tentava di scrollarsi di dosso l'effigie minacciosa del meccanismo puro da reality. Cercando una rischiosa ma affascinante ibridazione con il varietà. Eccoti spiegata la sfarzosa scenografia, i costumi luccicanti, una regia attenta, uno spazio scenico infinito (tra villaggio e studio, un totale di 6.800 metri quadri, roba mai vista in Europa, parlando di set televisivi) ben remunerato (vedi i 930 mila euro a settimana spesi): diamine, è il prodotto di punta di Canale 5, firmato come sempre dalla Endemol.
E c'è il circo, ci sono le sue prove, le sue affascinanti ed azzardate esibizioni, tra animali e trapezi. Interpreti sono vip, o semivip, o semisconosciuti in procinto di una rapida ma sudata consacrazione, un po' come vuole il trend moderno del reality. Gli elementi pare ci siano stati tutti, lontani dall'effetto trash su cui il resto del panorama tv-voyeur marcia e lontani dalla miseria umana incalzata da fame e sofferenza. Qui c'è lo spettacolo. Ma evidentemente il pubblico non se n'è accorto. Tra Brian Bullard, Antonio Rossi, Ciccio Graziani, Valeria Marini e Pierluigi Coppola, più Milton Morales e Brigitta Boccoli, tra loro in sfida, è spuntata Sabrina Ghio. Incoronata a tarda notte, la più piccola del gruppetto, che aveva rinunciato ad una parte nella fiction Incantesimo, conquista tutti: merito delle piroette al trapezio, merito del suo decollète abbondante, merito della sua solarità. In finale brucia Pierluigi Coppola, impavido giocoliere e funambolo niente male, che si accontenta in fondo di essere scampato ai potenziali morsi di un coccodrillo del Nilo, protagonista della prova coraggio, appoggiato proprio sull'addome del concorrente. Il coccodrillo, per la verità, era pure più nervoso dell'alligatore che ha ricevuto un bacetto da Sabrina Ghio: evidentemente sentiva già nell'aria il trepidante responso. Al quale non è pervenuta Valeria Marini, la circense più attesa ed agognata, autosottratasi alle grinfie isolane dell'ex amicona Simona
Ventura.
La fremente show-girl, che non è si mai comunque messa in gioco fino in fondo - anche, aggiungiamo, per una corporatura che non la rende completamente idonea a piroette volanti, vedi i capottamenti aerei dei quali è stata vittima - ha di nuovo condotto la passerella delle tigri.
Succinta in un corpetto anamorfico, ha tentato di dirigere il traffico felino su e giù per i palchi, ma si è dovuta arrendere all'esperienza dell'ammaestratore, che l'ha progressivamente salvata dall'inutilità dei suoi comandi, idem la madre di Valeriona che, dispersa nel pubblico, tremava per le condizioni della sua piccolina. Brian Bullard in versione illusionista, in precedenza, si era imposto su Ciccio Graziani, domatore di leoni marini, mentre Brigitta Boccoli si è sbarazzata di Milton Morales, un altro abbonato ai reality (vedi La Fattoria 1). Ma, alla fine, le sfide sono archittetate in stile Amici per sbarazzarsi velocemente del tendone: il vero Reality Circus prende corpo con le esibizioni, momenti di spettacolo puro, inquadrature mirabolanti che s'appropriano dei movimenti perfetti oppure imprecisi dei concorrenti. Doveva essere questo il nucleo della trasmissione da apprezzare. Più di eventuali litigate tra i concorrenti o emergenze di situazioni piccanti. Che non sono affatto mancate, ma in versione attutita: il forfait volontario di Rosita Celentano e la presunta e imbarazzante liason tra Antonio Rossi, sposato con figli, e Marina La Rosa, di cui si è pure accennato nella finale. Bazzecole da contorno, se paragonate al resto.
CONCORRENTI REALITY CIRCUSPerò il pubblico è mancato. E anche indagare sull'individuazione dei motivi di un flop colossale a livello di Auditel è impresa ardua. In cinque puntate, Reality Circus ha collezionato una media del 14,95% (3.009.000 telespettatori), infinitamente sotto il livello di vita medio in prima serata di Canale 5. Addirittura la finale, che generalmente risolleva l'ascolto medio, ha rasentato l'oblio (soltanto un misero 12,83%, battuta perfino dal ventesimo passaggio su Rete 4 di un film di Don Camillo).
E l'attesa e temuta sfida con l'opposto Wild West di Alba Parietti non si è mai concretizzata (causa saracinesca abbassata anzitempo in quel di RaiDue).
Che cosa ordunque non funzionava se lo chiedevano pure i programmatori Mediaset, che hanno spaparanzato i palinsesti pur di evitare il fallimento (Circus dalla domenica al lunedì al mercoledì). Neppure lei, Barbara D'Urso,
che s'è confessata su 'Novella 2000', riesce ad arzigogolarsi: <
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Ma il (primo? il primo e l'ultimo?) tentativo ambizioso di coniugare reality e varietà è - nei numeri - miseramente fallito.
Rimane il tendone sfarzoso e la scenografia ammiccante. Residui di classe di uno spettacolo che con coraggio si scrolla le logiche del fancazzismo da salotto. Tutto bello, da applausi. Magari al posto del circo, mettiamoci qualcos'altro.