
Dalle stelle alle stalle. Per la seconda volta. E per la seconda volta i Ricciardi ce la faranno. Arriva su Raiuno dal 30 ottobre in quattro puntate il seguito de «Lo zio d'America», che nel 2002 segnò il debutto di Christian De Sica nella fiction nel ruolo dello squattrinato, ma generoso, conte Massimo Ricciardi. Resta la vocazione da «Robin Hood di sangue blu», oggi come allora intento a risollevare le sorti di una variopinta corte di parenti e amici (tra cui tornano Eleonora Giorgi e Paolo Conticini). Cambia la metà femminile della coppia protagonista: anzi, più che una coppia ora si forma una sorta di triangolo. «Abbandonato sull'altare da Maria-Ornella Muti, il mio conte è alle prese con due donne che piombano come cicloni nella sua vita» anticipa De Sica. «Sono la ex ballerina e ora panettiera Francesca, con il volto di Lorella Cuccarini, e l'aspirante attrice Claudia, interpretata da Myriam Catania».
Innamorato a prima vista dell'una, amato appassionatamente dall'altra, il nobiluomo bonaccione troverà il modo di dare una mano a entrambe. «Raccontando l'amore tra l'aristocratico Massimo e la borgatara Francesca affrontiamo il tema del confronto tra classi sociali» appunta ancora De Sica. «Ma sempre all'insegna della leggerezza». Un'impronta che ha subito convinto la Cuccarini, al ritorno in tv dopo un lungo periodo passato «a fare la mamma-chioccia di quattro figli» e a studiare per prendere la laurea (in Lettere e Filosofia). «Che grandi opportunità» si entusiasma Lorella. «Interpreto il mio primo ruolo brillante. Lavoro finalmente con Christian, progetto che entrambi inseguivamo da tempo. E do vita a una donna romantica che a 40 anni, la mia età, si rende conto che nulla è perduto, che i sogni possono ancora realizzarsi». Sul set ha avuto l'occasione di mettere a frutto la propria formazione da ballerina: «Ho ideato alcuni numeri coreografici tra cui quello che accompagna l'apertura della scuola di danza di Francesca».
Ma c'è stato gran divertimento anche nelle scene in versione panettiera. «Ho avuto l'ottima consulenza di un vero fornaio e posso dire di avere imparato un mestiere... a modo mio. In una scena mi sono tutta imbrattata di farina e con la regista Rossella Izzo non la finivamo più di ridere!».
Girato la scorsa primavera a Roma, «Lo zio d'America 2» vanta un numero minimo di ricostruzioni in studio, in favore della quasi totalità di riprese in reali vie, vicoli e piazze della capitale: quartieri per lo più popolari, che hanno preso il posto della lussuosa Villa Chigi, appartenente all'omonimo principe, che venne usata quattro anni fa per diventare palazzo Ricciardi. Questo perché all'inizio della storia la famiglia del conte Massimo, vittima di una truffa, si ritrova sul lastrico e deve traslocare dalla blasonata dimora di campagna in un appartamento in città, tutti ospiti (sgraditi) di una zia bisbetica. Che peraltro non è l'unico personaggio strambo della mini-serie. «Parlando di burberi, io sono la vera antipatica della situazione» rivendica Francesca Reggiani, che interpreta «la sorella "tignosa" della dolce fornaia». Tra le nuove entrate del cast ci sono anche Pino Quartullo nel ruolo di un boss di periferia, Davide Rossi (figlio del cantante Vasco) in quello di un ragazzo di borgata, e Michele Carfora nella piccola parte del gestore di un bar. La continuità con il passato è invece rappresentata da Paolo Conticini nella parte dell'amico di famiglia Vanni («uno che si arrabatta tra mille mestieri esattamente come facevo io a 25 anni»), Rosanna Banfi in quella di Mercedes Ricciardi («un ruolo inizialmente striminzito che è cresciuto man mano») e soprattutto Eleonora Giorgi in quella di Beatrice Ricciardi. «Il mio personaggio vivrà due storie d'amore di cui una con un ragazzo» anticipa l'attrice, che nella realtà è stata a lungo legata a un uomo più giovane, Massimo Ciavarro. Ma non è questo l'aspetto che considera più coinvolgente: «I Ricciardi sono gente che sa ricominciare daccapo. E anch'io sono ripartita più volte da zero: se solo penso ai miei matrimoni, alla mia carriera... So che nella vita è un dovere reinventarsi. E so che ci vuole sempre un lieto fine».